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E’ nata una istella: il social motore di ricerca italiano

istella

Una delle stelle della new economy italiane è stata Tiscali, la società di Soru che lanciò il free internet alla fine del millennio scorso. Oggi è di nuovo Soru che ha appena presentato un nuovo motore di ricerca: Istella.

Il motto del nuovo motore di ricerca è “cercare, contribuire, condividere” (nato probabilmente da Google, Wikipedia e Facebook). 

Come funziona? Beh come tutti i motori di ricerca si inserisce la parola chiave e si clicca INVIO. E’ possibile cercare in 6 ambiti diversi (Web, Immagini, Video, Notizie, Mappe e Bacheca). Provando la ricerca web il risultato è stato parecchio scoraggiante. Fate qualche prova e ve ne renderete conto voi stessi.

Istella dichiara di indicizzare tutto il web italiano (=3 milioni di siti e 3 miliardi pagine, per un totale di 180TB di materiale), ma l’ordinamento e la rilevanza dei risultati sono cosa assai diversa dalla semplice indicizzazione: la web search e soprattutto gli algoritmi saranno un fronte sul quale ci sarà parecchio lavoro da fare, se vorranno cercare di impensierire Google anche solo lontanamente.

Per spostarci su “contribuire”, dobbiamo registrarci (fornendo email e password), oppure loggarci con Facebook.

In tal modo, potremo pubblicare contenuti (testi, immagini, audio e video) su Istella, che provvederà ad indicizzarli e renderli disponibili agli altri utenti. L’obiettivo di Istella è infatti la “costruzione di una grande piattaforma italiana di raccolta e fruizione del sapere comune”.

La parte “condividi”, è infine il lato social di Istella: si presenta in un modaiolo “stile Pinterest”, dove ogni contenuto può essere apprezzato, con un “mi piace” (forse l’ho già visto su Facebook) a forma di cuore ( visto su Instagram?), condiviso o commentato.

Renato Soru ha precisato di non voler contrastare Google: oggi muoviamo i primi passi con un servizio alternativo e complementare”, dichiarando anche di voler scandagliare “il web nascosto, fatto di archivi e contenuti di inestimabile valore”, puntando sul “sapere comune, per conoscere e condividere la cultura italiana”.

Interessante infine sarà capire il modello di business visto che non ci sono link sponsorizzati, o almeno non si vedono…

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